Barbara M.
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VASCO LIVE 2007
VERONA (stadio Bentegodi) -19 settembre 2007


E' stato come vivere una favola, coronare un sogno inseguito da tempo, vivere parecchie ore della mia vita in modo assolutamente diverso, quasi al rovescio: il mio primo concerto di Vasco Rossi, proprio a Verona, città dell'amore, di Romeo e Giulietta e città dove il 19 di settembre c'è il concerto di Vasco, altroché!!!! Partenza in stile "grandi eventi", zaino,scarpe da ginnastica, le più comode possibili, acqua soprattutto, fonte vitale per ogni essere , bandana per il sole, si sa mai che mi becco un'insolazione proprio a Settembre, felpa , biglietto alla mano e via, dritta a Verona dove il re del rock stasera si esibirà anche per me. Un'oretta poco più ed il parcheggio dello stadio Bentegodi accoglie la mia Polo senza problemi. Ore 15 spaccate: forse sono in ritardo ma solo per accaparrarmi un metro e mezzo di "prato", la porzione adeguata per gustarmi lo spettacolo. Bastano due gruppi che suonano, per essere letteralmente sovrastata dal pubblico pagante, perciò la cosa migliore da fare è abbandonare la "comodità della stuoia" e godermi la musica in piedi ma con il sorriso. Credo che il mio orologio sia stata la cosa che più ho osservato durante l'attesa, per fare il conto alla rovescia, mancano sei ore, mancano cinque ore e tre quanti, tanto tempo ancora, sguardi a destra e sinistra per verificare se gli spalti dello stadio si riempivano e soprattutto vedere con occhi curiosi la quantità numerica di gente che ogni minuto affluiva da ogni entrata….e mi chiedevo tra me e me quanto grande è questo Vasco per muovere masse di gente così……..lo capirò appena farà la sua uscita per lo spettacolo!! A cinque minuti dall'inizio ho preso coscienza che da lì a poco lo avrei visto, chissà se lui avrebbe visto me, se magari tra le mani alzate per salutarlo, vedeva le mie, se magari tra tutti gli urli di puro delirio avrebbe sentito la mia voce che lo acclamava come un re, se, un mondo di se e tutto ad un tratto si sono spente le luci che illuminavano a giorno il fiero Bentegodi, orgoglioso di essere il tramite per farci vivere tutto quello che vi sto raccontando. "La cavalleria rusticana" di Mascagni fa da intro all'ingresso dei musicisti che uno dopo l'altro salgono sul palco seguiti da un boato di applausi scroscianti, credo di non aver mai udito una cosa del genere : Solieri, Rocchetti, Golinelli, Burns, Nemola, Innesto e il nuovo batterista Laug, e poi lui….il grande Vasco Rossi, la bestia da palcoscenico!! Giacca di pelle rossa, cappellino verde in testa e occhiali da sole, capelli sciolti dietro alla schiena, andatura primitiva tipica delle movenze vaschiane, un terremoto di saluti, una cosa impressionante e qui mi ripeto volutamente: mai vista e mai sentita una cosa del genere, a fatica riesco a descrivere le emozioni che ho provato in quel momento, tutto era amplificato, tutto era ingigantito da lui che mi ha preso e letteralmente portato via ogni attimo di quelle tre ore di concerto, sembra quasi che volesse abbracciarci tutti con il suo " Ehhhh". La voce e la forza con cui cantavo assieme a lui le canzoni mi uscivano dal cuore, dall'animo, quell'animo che il Dottor Rossi attraverso un ottimo rapporto osmotico tra il suo pubblico e il palcoscenico sa far uscire e vi posso assicurare che lo sa fare molto bene. Magari dietro alle quinte ogni particolare del concerto viene studiato alla perfezione ma lui arriva al suo popolo di fedelissimi senza alcuna forzatura , con una voglia di cantare e di ballare talmente perfetta e unica che va a consacrare un rapporto magico e incantevole tra Vasco e noi, noi e lui. "Basta poco", "La Compagnia", "Un senso", " Siamo soli" e tantissimi altri suoi pezzi vengono cantanti all'unisono da tutto lo stadio, l'ebbrezza da rock che il Vasco mi trasmette sembra incarnarsi ancora di più di quello che già lo è, perché è lui, con il suo essere, il suo estro, il suo spettacolare linguaggio fatto di gesti, quelle braccia che si allargano in aria, le mani aggrappate all'asta del microfono, il dito medio alzato al cielo nel capolavoro " Siamo solo noi", tutto il patrimonio gestuale ben definito e noi li con gli occhi pieni di lui, il cuore pieno di tutto quello che nasceva ogni secondo che lui era lì, ogni parola detta con il cuore in mano, con l'animo traboccante di quel sentimento, di quelle emozioni che uscivano dall'azzurro dei suoi occhi, quegl' occhi vivi e rabbiosi. Una cosa eccezionale. Lacrime rubate dopo uno struggente saluto al compianto Massimo Riva, un lungo applauso accompagnato da una perfetta esecuzione di "Canzone", scritta appunto da Riva, per poi concludere con la magnifica "Alba Chiara", una canzone con più di venticinque candeline ma come tutti i capolavori, una canzone senza tempo, senza paragone o confronti con niente..e il cuore batte più forte, perché siamo alla fine della magia, alla fine della favola, alla fine di uno spettacolo che ricorderò per tutta la vita, che porterò con me sempre, perché credo che almeno una volta nella vita bisogna vedere questo piccolo grande Uomo dal vivo, vivere con lui un piccolo ritaglio di vita fatto da una miriade di emozioni, di sensazioni, di gioie e di lacrime uscite per il fatto che ti senti un pezzo di lui, per certi aspetti, so che è difficile da spiegare ma le emozioni hanno questo vantaggio rispetto ad altre cose, vanno vissute totalmente e nella loro pienezza. Del resto per "Vivere una favola"non serve altro: ascoltare note, melodie e parole lasciando carta bianca alle mille emozioni di una notte di Rock. E solo rock'n'roll ma ci piace!!!!

Barbara.

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